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Seppure in territorio italiano, mi muovo in prima linea per aiutare i palestinesi in fuga da Gaza.

Insieme ad altri volontari dell’organizzazione per cui opero vado in vari aeroporti per accogliere minori feriti o malati e le loro famiglie; qui in Italia avranno cure immediate e una casa dove vivere.

Lo stato italiano promuove e realizza numerosi corridoi umanitari. Forse, a monte, avrebbe dovuto fare qualcosa di più per contrastare il conflitto, ma tant’è.

Tocco con queste poche righe un argomento tabù emerso per colpa di (o grazie a) una criticatissima vignetta che ironizza sull’omofobia della società palestinese (“Happy pride month from Palestine”).

La società palestinese è omofoba? Non ci sono dubbi di sorta: sì.

La società palestinese limita fortemente la libertà delle donne? Non ci sono dubbi di sorta: sì.

Quindi?

Quindi niente. Quando arriverà la pace e si riscostruiranno case, ospedali, sale da ballo, impianti sportivi, allora arriverà anche il tempo per dire ai palestinesi:

“Hei voi, disgraziati, imparate dalle società evolute (tipo quella israeliana o statunitense) come ci si comporta con le bambine, le donne e gli omosessuali, ok?”.

© 2026  Davide Vallicelli

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